
Prima di Franco Travaglio, nel musical in Italia non era mai andato in scena Andrew Lloyd Webber in lingua italiana.
Cats, Jesus Christ Superstar, Joseph, Phantom of the Opera: i testi che il pubblico italiano ha ascoltato a teatro per oltre vent’anni portano la sua firma. E non solo Lloyd Webber — anche Frankenstein Junior di Mel Brooks, Sister Act, La Bella e la Bestia Disney, Flashdance, High School Musical.
Nato a Torino nel 1972, laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Drammaturgia del Musical, Travaglio è librettista, regista, autore e studioso del genere. Ha lavorato come assistente alla regia di Saverio Marconi alla Compagnia della Rancia e di Dario Fo. Nel 1999 ha fondato Italiamusical.com, punto di riferimento per il settore. Alla TMA insegna Storia del Musical.
Lo abbiamo intervistato per una conversazione che parte dal suo primo incontro con il genere e arriva fino al futuro del musical in Italia — passando per i compartimenti stagni del teatro italiano, il pregiudizio verso il musical, le produzioni immersive e i titoli che sogna ancora di tradurre.
"È partita la brocca": Jesus Christ Superstar al Colosseo
Il punto chiave
Una passione per il musical non nasce quasi mai da un corso. Nasce da uno spettacolo visto al momento giusto. Travaglio racconta la sua: uno zio sacerdote, un musical sulla vita di San Francesco, e poi Jesus Christ Superstar dal vivo.
La passione di Travaglio per il musical in Italia ha un’origine precisa. Suo zio, sacerdote, gli parlò di uno spettacolo intitolato “Forza Venite Gente”, un musical sulla vita di San Francesco d’Assisi. “Andai a vedere questo musical, e già qualcosa lì mi aveva molto colpito — le scene più musical, la scena del diavolo.”
Ma il momento di svolta arrivò dopo. Suo fratello Marco lo portò a vedere la tournée di Jesus Christ Superstar al Teatro Colosseo di Torino. “Da lì proprio è partita la brocca. Ho capito che era la cosa che mi piaceva vedere, fare, che univa tante mie passioni.” La musica, le arti visive, la narrazione — tutto in un’unica forma d’arte.
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A completare il quadro furono le trasmissioni radiofoniche dell’epoca. “Mi hanno fatto scoprire che non c’era solo Jesus o Evita, ma c’erano tantissimi altri musical.” È un percorso che molti appassionati del genere riconoscono: un primo contatto casuale, poi la scoperta progressiva che dietro quel primo spettacolo c’è un repertorio sterminato.
E il fratello Marco, il giornalista? “No, lui odia il musical.” Ma all’epoca lavorava come inviato per il Giornale di Montanelli a Torino, si occupava anche di spettacoli, e grazie a biglietti omaggio portava Franco a teatro. “Mi ha regalato il long playing di Evita, il tour.” Un contributo involontario, ma decisivo. “Grazie a lui ho vissuto un po’ la vita culturale di Torino, che all’epoca iniziava anche a esserci qualche musical.”
"Pensano che il musical in italia sia una cosa che non è"
Il punto chiave
In Italia il musical è spesso percepito come intrattenimento leggero. Ma Show Boat, uno dei primi musical della storia, affronta il razzismo. Next to Normal racconta la malattia mentale. Dear Evan Hansen il disagio adolescenziale. Il genere ha una profondità drammaturgica che la critica italiana ancora fatica a riconoscere.
Un tema centrale della conversazione è il pregiudizio diffuso in Italia nei confronti del musical. Travaglio lo ricollega proprio a suo fratello come caso esemplare. “Come tanti italiani, pensa che il musical sia una cosa che non è quella che è in realtà. Però quando l’ho portato a vedere Sister Act o altre cose, gli è piaciuto.”
Secondo Travaglio il problema ha due radici. La prima è un gusto personale — il genere non piace a tutti. La seconda, più strutturale, è l’aver visto musical fatti male. “È un po’ una presa di posizione che viene fuori soprattutto da aver visto musical brutti.” Il pregiudizio esiste anche a livello di critica teatrale e di direzioni artistiche. “C’è molta ignoranza anche a livello di critica. Si crede che il musical sia qualcosa di molto leggero, frivolo.”
Ma basta guardare ai titoli per smontare il luogo comune. “Uno dei grandi primi musical, alcuni dicono che è il primo musical della storia, è Show Boat” — che affronta il tema del razzismo e della segregazione razziale negli Stati Uniti. Travaglio cita poi Next to Normal, che tornerà in scena a Milano: “È un musical che non è musical, perché c’è la musica, okay, cantano, ma in realtà racconta problemi, ha delle tematiche.” E Dear Evan Hansen. E The Color Purple.
"Bisognerebbe che chi si occupa di critica, ma anche i direttori dei teatri, andassero un po' a studiarsi e a capire cos'è davvero il musical."
Per chi studia in un’accademia di musical, questa profondità drammaturgica non è un optional. È il motivo per cui alla TMA esiste una materia come Storia del Musical: sapere che il genere ha oltre un secolo di evoluzione cambia il modo in cui un performer interpreta un brano → Scopri il percorso formativo completo [LINK verso /il-percorso-accademico/].
Compartimenti stagni: il problema strutturale
Il punto chiave
A Londra un attore lavora nella prosa, nel musical e nel cinema. In Italia chi fa musical difficilmente viene chiamato per la prosa, e viceversa. Il risultato: meno opportunità per i performer e meno qualità per il pubblico.
C’è un passaggio della conversazione che fotografa una differenza strutturale tra l’Italia e il mondo anglosassone. “Quello che è brutto è che rispetto a Londra o all’America c’è molto ancora il compartimento stagno: chi lavora nel musical difficilmente lavora nella prosa, chi fa regie liriche non fa regie di musical.”
A Londra è l’opposto. “Se guardate qualsiasi programma di sala di Londra, hanno fatto tutti esperienze in tutti i campi.” E questo si riflette sulla qualità: attori che cantano, cantanti che recitano, una versatilità che in Italia è ancora l’eccezione.
La discussione si allarga al livello dei performer. “Molti di loro hanno un’ottima infarinatura di tutte e tre le arti,” osserva Stefano durante la conversazione. E Grazia centra il punto: “Si pensa proprio che i performer di musical siano solamente delle macchiette. Non è assolutamente così.”
"Bisognerebbe che chi si occupa di critica, ma anche i direttori dei teatri, andassero un po' a studiarsi e a capire cos'è davvero il musical."
Per chi vuole studiare musical in Italia, il messaggio è chiaro: il mercato anglosassone cerca triple threat performer — professionisti completi in canto, danza e recitazione. E anche il mercato italiano, lentamente, si sta muovendo in quella direzione. Ma il pregiudizio dei compartimenti stagni resta un freno reale. Approfondisci il profilo del triple threat performer.
"Il teatro privato da solo non ce la fa"
Il punto chiave
L'Italia segue Londra e Broadway con qualche anno di ritardo. I titoli nuovi che arrivano fanno comunque riferimento alla cultura popolare — Anastasia, Il Principe d'Egitto. Ma senza il sostegno dei teatri pubblici, il teatro privato non può rischiare su titoli meno conosciuti.
Il futuro del musical in Italia è l’altro grande tema della conversazione. Stefano lo affronta senza giri di parole. “Si tenterà sempre il più possibile di andare sul sicuro, perché purtroppo rischiare lo può fare veramente chi ha tanti soldi.”
I titoli nuovi che arrivano in Italia fanno quasi sempre riferimento a film o cartoni già conosciuti. Travaglio lo conferma: “Anastasia, Il Principe d’Egitto, sono completamente diversi dai soliti spettacoli, ma fanno comunque riferimento a dei cartoni, fanno parte della cultura italiana.” Titoli come Heathers, che negli Stati Uniti è un cult, hanno poche probabilità di arrivare. “Non so fino a che punto possa effettivamente arrivare in Italia.”
Il problema di fondo è economico. “Finché certi teatri come gli Stabili e i Lirici, che sono quelli che prendono il grosso dei finanziamenti pubblici, non andranno a investire nel musical” il settore resterà bloccato. I teatri lirici hanno aperto le porte al genere solo a tratti: il Carlo Felice di Genova ha ospitato Aggiungi un posto a tavola, il Regio di Torino ha avuto un ciclo con West Side Story, Evita, Cats, Porgy and Bess. Ma quel ciclo si è fermato. Lo Stabile di Torino aveva puntato su Chicago — saltato.
"Se continua così che i teatri sovvenzionati pubblici non aprono le loro porte al musical, il teatro privato da solo non ce la fa a rischiare sulle proprie spalle, e quindi dovrà sempre andare sul titolo rodato."
Il risultato: musical già sentiti, i capisaldi italiani — Aggiungi un posto a tavola, Scugnizzi, 7 Re di Roma — e qualche jukebox musical che tenta la fortuna.
La chiusura è lucida e amara. Serve “il genio coi soldi,” sintetizza Grazia. E Travaglio conferma: “Senza soldi è difficile.”
Produzioni immersive: il futuro è live
Sulle tendenze internazionali, Travaglio è più ottimista. “A livello di tendenze Londra e New York, vedo sempre più una tendenza alla produzione immersiva. Il tentativo di creare, di sfruttare al massimo il fatto che il teatro è un’arte dal vivo.”
L’esempio più citato è Cabaret al Kit Kat Club di Londra. “Ti fanno entrare dalla stage door e quindi entri in un mondo completamente diverso. Invece di entrare in un teatro e far capire che siamo in un teatro, sei in mezzo a loro.” Un altro esempio è Guys and Dolls, con il pubblico che si spostava in scena con le scenografie. E un Into the Woods immersivo è in arrivo.
Anche fuori dall’Inghilterra il modello si diffonde: “Anche Bellone a Madrid ha fatto un Cabaret immersivo.” Travaglio crede che prima o poi la tendenza arriverà in Italia. “Però appunto noi saremo un po’ sempre a rimorchio” — a meno che non arrivino capitali e visione.
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SCOPRI L'ACCADEMIA TMAChi vuole formarsi per questo mercato ha bisogno di una preparazione che copra tutti gli aspetti — tecnica vocale, danza, recitazione, e soprattutto la capacità di stare in scena con consapevolezza drammaturgica. Scopri il percorso accademico TMA.
"Wicked, I Miserabili, Il Fantasma dell'Opera
C’è un momento della conversazione in cui Travaglio abbassa la guardia del professionista e parla da appassionato. Alla domanda su quale musical gli piacerebbe tradurre e non ha ancora fatto, la risposta arriva immediata.
“Wicked è sicuramente uno.” È un titolo che ha già sfiorato — qualche brano tradotto per colleghi in preparazione ad audizioni, e un pezzo sperimentato con il gruppo adulti della TMA. “E poi mi piacerebbe molto I Miserabili, che per me è il sogno della mia vita.”
E poi il Fantasma dell’Opera. “Sembrava quasi fatta con Bellone, e invece poi purtroppo è arrivato Ramin Karimloo, e quindi non se n’è fatto più niente.” La produzione è andata interamente in inglese. Per Travaglio, che ha già firmato le liriche italiane del film di Schumacher, è un’occasione mancata.
Ma il sogno più grande resta scrivere qualcosa di completamente nuovo. “Tutti i musical ben scritti sono sempre molto divertenti da scrivere. Come anche il sogno di scrivere qualcosa di nuovo.” Ed è quello che sta facendo.
Scrivere musical nuovi: "Dorothy" al Teatro Concordia
La collaborazione tra Franco Travaglio e Giovanni Maria Lori, direttore della TMA, non si ferma all’insegnamento. Insieme stanno scrivendo un musical originale: Il Mago di Oz, il cui titolo di scena è “Dorothy”. Lo spettacolo è andato al Teatro Concordia di Venaria.
È un dato che racconta qualcosa di importante sulla TMA: i docenti dell’accademia non sono solo insegnanti — sono professionisti attivi che continuano a creare, produrre e portare in scena lavoro nuovo. Per un allievo, avere un docente che traduce Lloyd Webber e nel frattempo scrive un musical originale con il direttore dell’accademia significa avere accesso diretto al processo creativo del genere.
"Il mondo del musical è ancora abbastanza sano"
Verso la fine della conversazione, Travaglio si ferma su un aspetto che raramente emerge nelle interviste professionali: il clima umano del settore.
"Il mondo del musical, da Londra all'Italia, è sempre caratterizzato da tante persone belle con cui è bello lavorare. È ancora un mondo secondo me abbastanza sano."
Racconta di aver consegnato un premio degli “Amici del Musical” a Carl Anderson, lo storico Giuda di Jesus Christ Superstar. “Ed era felice come un bambino. Delle persone straordinarie, davvero.”
L’osservazione ha una logica precisa. “È difficile che chi fa teatro lo faccia per lucro, perché di soldi ne girano raramente pochi.” Quando i soldi nel settore sono pochi, chi resta lo fa per passione — e la passione crea un clima diverso. “Essendoci tanta passione c’è un bel clima, un bell’ambiente.”
Per chi sta valutando di intraprendere un percorso nel musical, è un dato di contesto che conta: entri in una comunità, non solo in un mercato.
Sul palco: "Il tip tap è un'illusione ottica"
Franco Travaglio non è solo un professionista dietro le quinte. Ha calcato i palcoscenici a livello amatoriale per tutta la vita — e qualche volta anche a livello professionale. Saverio Marconi, durante le prove di Sweet Charity, gli fece interpretare il ruolo che era di Carlo Reali. “Visto che ero assistente, conoscevo le battute bene, mi ha fatto fare il ruolo.” Ha avuto anche un ruolo nel Dorian Gray di Tato Russo.
Oggi frequenta il gruppo adulti della TMA, al secondo anno.
"Mi è stata data la possibilità alla TMA di frequentare il gruppo adulti, e ci divertiamo molto." Soprattutto con il tip tap, che Travaglio affronta con autoironia totale. "Il tip tap è una cosa contro natura. È un'illusione ottica, un'illusione d'ebellone. Io mi rifiuto."
Ma anche qui, “mi piace mettermi in gioco a livello di allievo.” Ha frequentato una scuola di comicità, continua a studiare. Per chi studia musical, vedere un professionista con trent’anni di carriera che torna in aula come studente dice più di qualunque discorso sulla formazione continua.
La voce italiana del musical che nessuno conosce
Se dovessi scegliere il filo conduttore di questa conversazione, sarebbe il ruolo invisibile del librettista. Franco Travaglio ha dato al pubblico italiano le parole di Cats, di Jesus Christ Superstar, del Fantasma dell’Opera — eppure il suo è un lavoro che quasi nessuno spettatore conosce.
Tradurre un musical in Italia non è tradurre un testo. È riscrivere liriche che funzionino sulla musica originale, che rispettino la prosodia, che mantengano il significato drammaturgico e che suonino naturali in un’altra lingua. È un lavoro di drammaturgia, non di traduzione letterale. Ed è il motivo per cui alla TMA la Storia del Musical non è un optional — è una materia fondamentale: un performer che capisce come nasce un libretto interpreta con una consapevolezza diversa.
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