
Gabriele Colferai è una di quelle figure che nel musical theatre italiano occupano più sedie contemporaneamente — e in ognuna sono a proprio agio. Regista, attore, docente di recitazione, casting director. Ha studiato regia a Londra, ha lavorato con uno dei registi originali di Les Misérables, ha vinto il Milano Fringe Festival.
Alla TMA insegna recitazione. Ma quando parli con lui, ti accorgi che la parola “recitazione” è solo il punto di partenza. Quello che insegna davvero è come stare in scena — e perché conta più di quanto la maggior parte degli aspiranti performer immagini.
Lo abbiamo intervistato per capire cosa vede chi siede dall’altra parte del tavolo delle audizioni, e cosa cerca quando forma i performer in una scuola del musical.
Da Londra al Giappone: la formazione che cambia tutto
Il percorso di Colferai non è quello tipico dell’insegnante di recitazione italiano. Dopo essersi formato in Italia con diversi registi della scena nazionale, ha scelto di attraversare la Manica: ha conseguito il Master in Theatre Directing alla East 15 Acting School di Londra, University of Essex — una delle scuole di teatro più rispettate del Regno Unito.
È lì che ha incontrato il physical theatre, e con esso un principio che gli ha cambiato il modo di pensare il palcoscenico.
"Un'esperienza di studio che mi ha cambiato proprio l'idea di teatro è stato lavorare con una compagnia di physical theatre mentre studiavo a Londra", racconta. "Mi ha insegnato che nel teatro la cosa più importante è raccontare. E che l'attore non è l'unico a raccontare: può essere anche una luce, un costume, un oggetto. Tutto fa parte della storia. Tutto racconta."
Gabriele Colferai
Quel “tutto racconta” è diventato il filo conduttore del suo lavoro — come regista e come insegnante. È un principio che nel musical theatre ha un peso specifico enorme: in uno show dove canto, danza, scenografia, luci e costumi agiscono simultaneamente, un performer che non è consapevole dell’ecosistema scenico in cui si muove è un performer incompleto.
Le Converse rotte di John Caird e la lezione dell'umiltà
Tra le esperienze che hanno segnato il percorso di Colferai, una emerge con una vivezza particolare: il lavoro con John Caird.
Per chi non lo conosce, Caird è un regista britannico che ha fatto la storia del musical theatre. Per anni regista della Royal Shakespeare Company, è uno dei due registi originali della produzione di Les Misérables, lo show che ha definito il mega-musical degli anni ’80 e che è ancora in scena a Londra dopo quasi quarant’anni.
"Siamo partiti insieme per il Giappone, io gli ho fatto da assistente alla regia per una versione di Amleto", racconta Colferai. "Vederlo lavorare mi ha insegnato tantissime cose sulla regia, su Shakespeare. Ma la cosa forse più importante è il suo modo di vivere questo mestiere: con grandissima umiltà.Lui era lì in sala prove con le sue Converse rotte, ma non importava, perché erano le Converse portafortuna. E dal primo giorno che sono entrato in casa sua era lì che mi preparava la moka perché sono italiano. Questo modo semplice e umile di relazionarsi fra artisti è una cosa a cui tengo molto."
Non è un aneddoto da gossip. È una lezione professionale: nel musical theatre, il talento senza umiltà non dura. Le compagnie richiamano i performer con cui è piacevole lavorare — e un regista che ha diretto Les Misérables e ti prepara il caffè in cucina ti sta dicendo che il mestiere si fa con rispetto, non con ego.
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SCOPRI L'ACCADEMIA TMACosa insegna davvero un docente di recitazione in una scuola del musical
Alla TMA, la recitazione è il tessuto connettivo di tutto il percorso. Ed è questo che Colferai porta in aula.
"In TMA lo studio della recitazione è fondamentale perché in un percorso di musical, imparare a gestire le emozioni, a seguire il percorso del pensiero di un personaggio, il saper dare una fisicità a un personaggio, è qualcosa che poi il performer si ritrova in ogni momento sul palco."
È il principio dell’acting through song portato alla sua radice: prima di cantare un brano devi sapere chi sei, dove sei, cosa vuoi e cosa ti impedisce di ottenerlo. Senza questo lavoro, il canto è esecuzione vocale. Con questo lavoro, è racconto.
Il suo approccio in aula è deliberatamente anti-accademico, nel senso migliore del termine.
"Il mio stile di insegnamento lo definirei pop, nel senso di popolare, ma anche molto alla mano. È cercare di creare una classe dove l'allievo si senta privo di giudizi e possa sperimentare in tranquillità."
Nella formazione di un performer, la parola “sperimentare” è chiave. Un attore che ha paura di sbagliare in sala prove avrà paura di rischiare sul palco. E un performer che non rischia non cresce. Creare uno spazio sicuro non è buonismo pedagogico — è una tecnica formativa precisa, utilizzata nelle migliori scuole di teatro del mondo.
La sfida che nessuno vede: formare l'artista e la persona
Chi insegna in un’accademia di musical a ragazzi tra i 18 e i 26 anni non sta solo formando dei performer. Sta lavorando con persone in un’età di trasformazione profonda — e Colferai ne è acutamente consapevole.
"La sfida più difficile da insegnante è sicuramente quella di tener conto non solo del percorso formativo dell'artista, ma anche di quello umano degli allievi, perché sono in un'età di grande trasformazione.La difficoltà è saper leggere i segnali che loro ti mandano, anche inconsapevolmente, di come stanno, del momento della vita in cui sono, e cercare di incastrare la loro crescita personale con quella artistica."
Questo è un aspetto della formazione che nessun curriculum mostra e che nessuna brochure può raccontare. Un docente di una scuola del musical non è solo un tecnico della materia: è qualcuno che deve calibrare il percorso formativo sulla persona che ha davanti, non su uno studente generico. È il motivo per cui le classi a numero chiuso non sono un dettaglio: con 10-20 allievi puoi vedere chi hai davanti. Con 40, no.
Quando sai di aver fatto bene il tuo lavoro
Chiedi a un insegnante qual è la soddisfazione più grande, e spesso ottieni risposte generiche. Colferai dà una risposta precisa — e rivela molto del suo metodo.
"La soddisfazione più grande è quando vedi che gli allievi iniziano ad essere autonomi. Tu gli hai passato degli strumenti e loro iniziano ad usarli con la propria personalità, a modo loro, con il proprio gusto. E allora sai di aver fatto il tuo lavoro."
La parola chiave è “autonomi”. Non “bravi”, non “tecnicamente impeccabili” — autonomi. È la differenza tra un insegnante che crea cloni di sé stesso e un insegnante che crea artisti indipendenti. Nel mercato del lavoro del musical, l’autonomia è ciò che separa un performer che aspetta indicazioni da un performer che porta proposte in sala prove. I registi vogliono il secondo.
Lo sguardo del casting director
Per chi si prepara a un’audizione di musical, questa doppia prospettiva è oro. Un insegnante che sa cosa cercano i casting director non ti insegna a recitare in astratto, ti insegna a recitare in modo che chi ti guarda dalla platea veda un professionista pronto a lavorare.
Alla TMA, questa competenza è integrata nel programma attraverso le Mock Audition — simulazioni di audizioni professionali reali, con feedback diretto, che preparano gli allievi a ciò che li aspetta dopo il diploma. Scopri come prepararsi a un’audizione di musical.
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SCOPRI L'ACCADEMIA TMADal Milano Fringe al Giappone: un docente che lavora
Il curriculum è lungo, ma il punto è uno: insegna alla TMA un professionista che è ancora dentro il mercato: un regista, attore e casting director che lavora oggi e porta in aula ciò che succede oggi.
È questo il principio su cui la TMA costruisce il suo corpo docente: professionisti attivi, non teorici. Chi insegna in una scuola del musical deve sapere com’è un palcoscenico nel 2026.
"Tutto racconta", anche la scelta dell'accademia
Alla TMA, la recitazione è insegnata da un regista con un Master da Londra, esperienza con la Royal Shakespeare Company, e una carriera attiva come casting director. Non è un caso: è una scelta. Come ogni altra scelta della TMA, dall’orario delle lezioni alla struttura delle classi.
Se vuoi scoprire di persona com’è una lezione con Colferai e con gli altri docenti della TMA, c’è un solo modo: venire a provare. Prenota la tua audizione gratuita.
Domande frequenti su recitazione e musical
Cosa fa un casting director nel musical?
Perché la recitazione è importante nel musical?
Cosa significa "acting through song"?
Serve studiare recitazione anche se voglio fare solo musical?
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