Eugenio Contenti: dal Sistina a Broadway, cosa serve al musical italiano | TMA

Eugenio Contenti Masterclass Musical in TMA e Intervista OneShot Podcast

A 14 anni apre la sua prima compagnia teatrale a Lucca. A 19 si trasferisce a New York con una valigia e nessuna certezza. Per oltre dieci anni vive e lavora a pianta stabile negli Stati Uniti, firmando regie da Off-Broadway ai teatri regionali americani. Poi torna in Italia — e inizia a lavorare negli USA più di prima.

Eugenio Contenti è regista, coreografo e autore. Ha diretto Grease a New York, Come From Away e Bring It On nelle prime italiane, Cabaret, Once, The Full Monty e Rent negli Stati Uniti. L’ultimo titolo italiano è “Sei un brav’uomo, Charlie Brown”, debuttato al Teatro del Giglio per Lucca Comics & Games con la direzione musicale di Giovanni Maria Lori.

Lo abbiamo ospitato alla TMA per una masterclass e per la prima puntata di Oneshot, il podcast dell’Accademia. Quella che segue è una conversazione che tocca la formazione, il mercato del lavoro nel musical in Italia, il rapporto tra perfezione e creatività, e cosa servirebbe davvero per far crescere il genere nel nostro paese.

 

"Il materiale funziona o non funziona": la lezione di Charlie Brown

Il punto chiave

Il successo di uno spettacolo è più prevedibile di quanto pensiamo: dipende dal materiale. Un performer che sa riconoscere un buon copione ha un vantaggio professionale.

Quando chiedi a Contenti del suo ultimo lavoro in Italia, la risposta parte da dove non ti aspetti: non dallo spettacolo, ma dal copione.

È un principio che chi lavora nel musical theatre anglosassone ripete come un mantra — it's all about the book — ma che in Italia viene spesso sottovalutato. Per un aspirante performer è una lezione fondamentale: prima di preoccuparti della tua interpretazione, impara a riconoscere un buon testo. Saper leggere un copione e capire se "funziona" è una competenza professionale.

Le prove di notte e il cast che "ce lo invidierebbero all'estero"

L’allestimento di Charlie Brown è stato anche un’avventura produttiva fuori dall’ordinario. Il teatro principale di Lucca Comics era occupato in continuazione — Netflix, firmacopie, lanci di libri — e l’unico modo per allestire lo spettacolo era farlo di notte.

"La nostra scenografia compariva di notte. Poi verso le quattro, le cinque, veniva tutto buttato giù e si riallestiva per gli eventi del giorno dopo. Una grande prova di stamina e di pazienza per questi attori, che sono stati una benedizione."

Contenti non usa mezze parole sul cast italiano: “Questi sei performer, secondo me, anche all’estero ce li devono invidiare. Il loro modo di portare sé stessi al personaggio, di utilizzare la loro esperienza per trovare qualcosa di nuovo — mai per rimanere nel safe, mai per fare il trito e ritrito.”

È un passaggio che dice molto su cosa cercano i registi professionisti quando fanno casting in Italia. Non cercano esecutori perfetti. Cercano performer che portano proposte, che rischiano, che usano la propria personalità come strumento creativo. La tecnica è il prerequisito — la differenza la fa l’autenticità.

Charlie Brown è anche il primo titolo co-prodotto da TMA Productions, la compagnia di produzione fondata e diretta da Giovanni Maria Lori nel 2025. Nata a Torino, TMA Productions si affianca all’attività formativa dell’Accademia con un obiettivo preciso: produrre musical, spettacoli e show originali coinvolgendo registi, coreografi e performer di alto livello. La collaborazione con Contenti su Charlie Brown è il segnale di una direzione chiara: la TMA non forma solo performer — li mette in scena.

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Molti attori vanno bene in audizione e poi in sala prove sono una sfida. E viceversa."

Contenti conosce entrambi i lati del tavolo — quello di chi seleziona e quello di chi forma — e su questo punto è diretto.

"Ci sono tantissimi attori che magari hanno un ottimo approccio nelle audizioni e poi in sala prove dimostrano essere una sfida più grande. E viceversa, ci sono attori che in sala prove sono un sogno ma hanno più difficoltà a farsi notare, a farsi vedere."

È il motivo per cui alla TMA la formazione non si limita alla preparazione tecnica. Discipline come MTP (Musical Theatre Performance) e MTE (Musical Theatre Ensemble) simulano esattamente il lavoro di sala prove: prendere indicazioni, proporre, adattarsi, collaborare. Scopri come prepararsi a un’audizione.

New York, la sofferenza e le "didascalie dell'universo"

Masterclass alla Scuola del Musical TMA - Accademia Professionale di Musical e Performing Arts

Il racconto del trasferimento a New York a 19 anni è la parte più personale della conversazione — e la più utile per chiunque stia valutando di intraprendere un percorso nel musical.

"I primi sei mesi sono stati un'avventura che non auguro a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico, dal punto di vista emotivo e personale."

Contenti non era un ragazzo senza esperienza: aveva già lavorato come aiuto regista di Saverio Marconi alla Compagnia della Rancia. Ma il salto negli Stati Uniti richiedeva un altro livello di impegno — e una solitudine che nessuno ti prepara ad affrontare.

Quello che ha imparato, e che cerca di passare ai suoi allievi, è una distinzione sottile ma decisiva: la differenza tra le aspettative esterne e la propria voce interiore. Contenti la chiama con un’immagine da uomo di teatro: “Le universe stage directions — le didascalie del copione dell’universo. Più le segui, più per assurdo raggiungi l’obiettivo. Anche quando sembra opposto a quello che vuoi.”

La prova? Da quando è tornato a vivere in Italia, il lavoro americano è aumentato. “Non lavoro negli Stati Uniti di più da quando non ci vivo”, dice ridendo. “Come direbbe Hannah Montana: il meglio dei due mondi.”

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Insegnare recitazione: "Il mio lavoro è guidare l'allievo ad ascoltare i propri istinti"

Il punto chiave

Il lavoro di un insegnante di recitazione non è aggiungere competenze — è guidare l'allievo a ritrovare i propri istinti. L'autenticità in scena non si finge: si sblocca.

Contenti insegna all’ AMDA (American Musical and Dramatic Academy) a New York e tiene masterclass in tutta Europa. Alla domanda su cosa significhi insegnare recitazione, la risposta ribalta le aspettative.

"Purtroppo il paradosso è che molto spesso il mio lavoro consiste nel guidare l'allievo ad ascoltare i propri istinti. Perché a un certo punto nella vita ti viene insegnato che quegli istinti non vanno bene. Ti viene insegnato ad appartenere invece che a splendere. Ma il modo migliore per appartenere è splendere."

È un principio che suona filosofico ma ha implicazioni tecniche precise. In scena, un performer che recita “protetto” — che tiene le emozioni a distanza di sicurezza, che esegue invece di vivere — si vede. Il pubblico lo percepisce, anche senza saperlo articolare.

"Non c'è niente di più attraente dell'autenticità. Non c'è niente di più attraente — proprio una calamita — di vedere una persona essere se stessa. Penso sia la cosa più sublime del mondo."

Per chi studia musical, il messaggio è chiaro: la tecnica vocale e la danza si costruiscono con le ore di studio. Ma la capacità di essere autentici in scena — di togliere le maschere invece di aggiungerne — è il lavoro più difficile e più importante della formazione. È quello che separa un performer competente da un performer che il pubblico non riesce a smettere di guardare.

"La perfezione era la mia più grande prigione"

Il punto chiave

Il desiderio di perfezione blocca la creatività. Il momento in cui smetti di cercarla è il momento in cui inizi a fare il tuo lavoro migliore.

C’è un momento della conversazione in cui Contenti tocca un nervo che ogni aspirante performer conosce: il rapporto con la perfezione.

"Il desiderio di perfezione era la mia più grande prigione. Devo essere il figlio perfetto, il fratello perfetto, il fidanzato perfetto... Questo come creativo ti mette tante pressioni."

La soluzione che ha trovato — dopo anni, non dopo un workshop — è uno shift di paradigma: puntare sull’eccellenza invece che sulla perfezione. “Dare per scontato che perfetto non sarà. La perfezione è una casualità di una persona che cerca di arrivare a un buon prodotto. A volte è perfetto, a volte no. L’importante è che vada bene.”

Per i suoi allievi, traduce questo principio in un’indicazione da sala prove: “Non preoccuparti del prodotto. Preoccupati di esplorare, di raccontare la storia. Il prodotto viene. Se viene bene o male, ne parliamo dopo.”

Chi ha frequentato un’accademia di musical riconosce immediatamente questa dinamica. Il blocco creativo più comune tra gli allievi non è la mancanza di talento — è la paura di sbagliare. E un regista che ha diretto decine di produzioni tra Broadway e l’Italia ti sta dicendo che anche lui ci è passato, e che il momento in cui ha smesso di cercare la perfezione è il momento in cui ha iniziato a fare il suo lavoro migliore.

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Giovanni Maria Lori: "Un mecenate emotivo"

Masterclass in TMA, Accademia di Musical e performing Arts con Eugenio Contenti

Tra i nomi che Contenti cita spontaneamente nella conversazione, uno spicca: Giovanni Maria Lori, direttore musicale di Charlie Brown e direttore della TMA.

"A proposito di mentori, è una delle persone che in maniera più, non ti dico aggressiva, ma quasi, mi ha spinto a inseguire i miei sogni. Proprio: vai, ci sarà sempre."

Li chiama “mecenati emotivi” — un’espressione che vale più di qualunque titolo accademico. “Esistevano i mecenati, quelli che ti davano le residenze artistiche. Adesso per fortuna esistono mecenati emotivi, perché è grazie a persone come lui che io ci ho creduto ancora di più.”

Non è un endorsement costruito. È un professionista che ha lavorato a Broadway e che riconosce pubblicamente il ruolo che il direttore della TMA ha avuto nel suo percorso. Per chi sta valutando un’accademia di musical, è un segnale: le persone che ti formano contano quanto il programma.

Il futuro del musical in Italia: "Non aspettate il terreno perfetto per seminare"

Il punto chiave

Il musical in Italia ha radici profonde — Garinei e Giovannini, il Sistina, la Compagnia della Rancia. Ma il settore ha bisogno di professionisti formati, non di appassionati improvvisati.

L’ultima parte della conversazione è la più ambiziosa. Contenti parla del futuro del musical in Italia — e non risparmia nessuno.

Il punto di partenza è storico: Garinei e Giovannini, il Teatro Sistina, il Maestro Trovajoli, la Compagnia della Rancia di Saverio Marconi. “Hanno fatto delle cose che noi diamo per scontate: avere la Baayork Lee a riallestire A Chorus Line, fare The Producers applaudito da Mel Brooks in platea, portare la cultura del teatro musicale ben fatto in Italia.”

Il problema è che quel fermento si è rallentato. Il musical in Italia vive di sovvenzioni incostanti, manca un sistema produttivo stabile come quello americano, i privati investono poco nel teatro.

La proposta di Contenti è diretta: “Non aspettate la perfezione prima di schiacciare play. Il cambiamento non succede mai dal nulla, non possiamo aspettare il terreno perfetto per seminare.”

E poi: “Bisogna capire che il teatro musicale viene da radici che sono sì anglofone, ma anche italiane, europee — il melodramma, l’operetta. Non è uno spettacolo dove la gente canta e balla e basta. C’è un metodo per metterlo su, c’è un copione, ci sono corsi su come si scrive il libretto di un musical. Non si può fare a caso.”

Per chi vuole studiare musical in Italia, queste parole definiscono il contesto: il settore è in crescita ma ha bisogno di professionisti formati — non di appassionati improvvisati. La differenza la fa chi arriva preparato, con una formazione strutturata, pronto a contribuire alla crescita del genere.

"Per un artista, un testo scritto bene è un regalo"

Se dovessi scegliere una frase sola da questa conversazione, sarebbe questa. Contenti la dice parlando di Charlie Brown, ma vale per tutto il musical theatre.

"È stata la prova che per un artista, per un attore, un testo scritto bene è un regalo. È un modo di mettere in pratica tutto quello che si impara e tutto quello per cui siamo venuti al mondo. Siamo venuti al mondo per raccontare storie."

Alla TMA, la formazione è costruita esattamente su questo principio: dare ai performer gli strumenti per abitare le storie — con la voce, il corpo e la verità scenica. Il resto lo fa il materiale, il talento e il coraggio di essere se stessi.

Domande frequenti sul musical in Italia

Il musical in Italia è un settore in crescita?
Sì. Negli ultimi anni il numero di produzioni professionali di musical in Italia è aumentato in modo significativo. Titoli come The Phantom of the Opera, Anastasia e Charlie e la Fabbrica di Cioccolato hanno dimostrato che esiste un pubblico italiano disposto a riempire i teatri per mesi. Questo ha creato una domanda crescente di performer formati professionalmente.
Cosa cerca un regista quando seleziona un cast?
Versatilità e credibilità. Un regista cerca performer che sappiano cantare, recitare e ballare ad alto livello, ma soprattutto che sappiano mettere queste competenze al servizio del personaggio e della storia. Le comedic chops, la capacità di fare quick character switch e la physical comedy sono competenze sempre più richieste nelle produzioni contemporanee.
Serve sapere l'inglese per lavorare nel musical in Italia?
Non è strettamente obbligatorio per le produzioni italiane, ma è un vantaggio concreto. Molti musical sono adattamenti di titoli anglofoni e conoscere la versione originale aiuta a capire le intenzioni drammaturgiche. Inoltre, l'inglese apre la porta a produzioni internazionali, tournée europee e opportunità nei parchi tematici all'estero.
Quante produzioni professionali di musical ci sono in Italia?
Il numero varia di anno in anno, ma il trend è in crescita. Tra grandi produzioni con licenza internazionale, produzioni originali italiane e tour nazionali, il mercato offre un numero crescente di opportunità per performer formati. Il punto critico resta la formazione: il mercato cresce più velocemente del numero di performer realmente preparati.

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